A Ceranova, nella campagna pavese, c’è un’azienda agricola che ha trasformato l’allevamento in una vera e propria oasi di benessere per le sue vacche. Qui, tra le note di Chopin, Bach e la musica strumentale di Ennio Morricone, ogni animale vive in uno spazio ampio e confortevole, di ben 20 mq a testa, poco meno di un monolocale. Durante le giornate estive, una rinfrescante pioggia di doccette coccola gli animali, mantenendoli freschi e sereni, e l’illuminazione si adatta alla luce esterna. Qui la dedizione è totale: oltre 1200 animali tra manze e vacche, oltre 600 capi da mungere due volte al giorno, campi da coltivare per assicurare la corretta alimentazione. E la vita scorre al ritmo della natura, con una media di due nuove nascite al giorno, un simbolo di vitalità e futuro. L’azienda di Massimo Cabrini, associata a Confagricoltura Pavia, non è solo un esempio di eccellenza produttiva, ma anche di rispetto e cura per gli animali, dove il benessere è una priorità assoluta. Un’armonia perfetta tra tradizione e innovazione, che sa di musica classica e cura in ogni dettaglio. E dove ogni notte c’è un telefono che resta sempre acceso: è quello di Massimo. Sempre pronto a intervenire nei parti più difficili, perché ogni nascita è una storia che merita attenzione.

Massimo Cabrini in azienda
Massimo, la sua azienda agricola è davvero imponente, con oltre 1200 animali. Ci può raccontare come è iniziata questa avventura?
« La nostra è una storia di famiglia, iniziata da mio padre e portata avanti con passione da me e mio cugino Piergiulio. Nonostante i suoi 81 anni, mio padre è ancora molto attivo e ci dà una grande mano. Mio nonno ha comprato la cascina nel 1922 e ha iniziato subito con un piccolo allevamento, circa 30-50 capi di bestiame. Poi, mio padre, circa 50 anni fa, ha costruito le prime stalle moderne e da lì abbiamo iniziato ad ampliare gradualmente l’attività, fino ad arrivare ai numeri attuali».
La vostra giornata tipo è piuttosto intensa, vero? Ci può descrivere come si svolge?
«Sì, le nostre giornate iniziano molto presto. Io mi sveglio alle sei, faccio colazione e poi vado subito in stalla per controllare che tutto sia a posto. La mungitura inizia alle 4:30 del mattino e finisce verso le 8:30-9:00. Abbiamo quattro mungitori che si alternano. Poi, nel pomeriggio, si ricomincia con la mungitura verso le 16:00. In teoria, dovremmo mungere ogni 12 ore, ma cerchiamo di dare un po’ di margine ai nostri dipendenti. Tiriamo mezz’ora in più per farli riposare un po’ di più. Tanto abitano tutti qui vicino, nelle abitazioni dell’azienda».
E il resto della giornata come si svolge?
« Io, mio padre e mio cugino ci riuniamo per pianificare i lavori della giornata. Assegniamo i compiti agli altri collaboratori, che si occupano della campagna e della manutenzione delle stalle. Poi, a seconda della stagione, ci dedichiamo ai lavori in campagna o in officina. In genere, dopo la mungitura, c’è un uomo che si occupa dell’alimentazione degli animali, preparando i carri e distribuendo il mangime. I mungitori, invece, lavano la sala mungitura, che viene pulita due volte al giorno. Poi, solitamente, uno di loro viene con me per spostare gli animali o controllare se c’è qualcosa da sistemare».
So che la vostra azienda si distingue per l’attenzione al benessere animale. Ci può parlare di questo aspetto?
«Nel 2020 abbiamo deciso di investire nel benessere dei nostri animali, ampliando gli spazi e migliorando la ventilazione, l’illuminazione e l’accesso all’acqua. Prima avevamo circa 8 metri quadri a disposizione per capo, ora siamo arrivati a 17-18, in alcuni casi anche 20. Abbiamo migliorato la ventilazione, costruendo stalle più alte con un sistema di camino per l’effetto Venturi. Questo garantisce un ricambio d’aria ottimale e le vacche stanno meglio. Abbiamo installato spazzole con cui gli animali si grattano e doccette per l’estate, per aiutare le vacche a rinfrescarsi.Abbiamo anche aumentato la luminosità delle stalle, con un sistema di illuminazione che si adatta alla luce esterna. E, poi, abbiamo inserito la musica che mantiene un’atmosfera rilassante. Questo investimento si è rivelato molto positivo, perché abbiamo notato un aumento della produzione di latte, passando da 36 a 38-39 litri di media per capo. Considerando i nostri numeri, questo è un risultato significativo. Oggi, ad esempio, abbiamo consegnato 23.000 litri di latte, corrispondente alla produzione di stamattina e di ieri pomeriggio».

La sala mungitura
Dove viene munto il latte e come viene trasportato?
« Il latte viene munto in una sala mungitura automatizzata. Si formano gruppi di circa 144 animali che entrano in una sala d’attesa e poi vengono munti in gruppi di 24 alla volta. Il latte viene raffreddato a 4°C e l’indomani trasportato al nostro cliente».
Per quanto riguarda l’alimentazione delle vostre vacche la produzione avviene direttamente in azienda?
« Produciamo noi il trinciato di mais, il pastone di mais, il frumento insilato e il sorgo insilato che sono alla base dell’alimentazione. Il resto del foraggio lo acquistiamo da fornitori esterni».
Massimo, mi ha colpito il fatto che abbiate circa 700 parti all’anno e che, nonostante l’alta frequenza, riusciate a gestire la maggior parte delle nascite internamente, senza l’intervento costante del veterinario. Come fate a mantenere questa autonomia e cosa rende ogni nascita un evento ancora emozionante per voi?
« Beh, è vero, abbiamo una media di circa due parti al giorno, quindi è un evento piuttosto frequente. Però, nonostante questo, ogni nascita è sempre un momento speciale. Abbiamo un capo mungitore molto esperto e, in generale, tutti noi abbiamo imparato a gestire la maggior parte dei parti in autonomia. Ovviamente, chiamiamo il veterinario quando ci sono complicazioni, ma fortunatamente sono solo il 2-5% dei casi. Credo che l’emozione sia dovuta al fatto che ogni nascita è un nuovo inizio, una nuova vita che arriva nella nostra azienda. È come vedere il frutto del nostro lavoro, il risultato di tutto l’impegno che mettiamo ogni giorno».

Gli ultimi nati
Ho notato che avete diversi gruppi di animali nelle stalle. Come li organizzate?
« Dividiamo gli animali in base alla lattazione e allo stato di gravidanza. Abbiamo un gruppo per le primipare, uno per le seconde lattazioni, uno per le terze e uno per le vacche gravide di quattro mesi. Quando le vacche arrivano al settimo mese di gravidanza, le asciughiamo, cioè smettiamo di mungerle, per dare loro due mesi di riposo prima del parto. In questi due mesi, le vacche non producono latte, ma usano tutta la loro energia per far crescere il vitello. L’obiettivo è avere vacche longeve, perché una vacca pluripara produce molto più latte di una primipara».
Massimo, il vostro latte viene conferito a Granarolo, un importante gruppo lattiero. Questo rappresenta un grande successo per la vostra azienda, vero?
«Siamo molto orgogliosi di questo tragurdo. È un riconoscimento della qualità del nostro latte e del lavoro che facciamo ogni giorno. Significa stabilità e sicurezza per la nostra azienda. Granarolo è un partner affidabile che ci permette di pianificare il futuro con serenità».

Spazio e musica nella stalla all’avanguardia
Le è mai capitato di affezionarsi particolarmente a qualche animale?
« Sì, soprattutto quando andavamo alle fiere di morfologia, dove gli animali venivano addestrati e diventavano più docili. In quel contesto, capitava che alcuni animali si facessero riconoscere, ti seguissero e si creava un legame speciale. Però, col tempo, ho capito che non posso affezionarmi a tutti gli animali. Se lo facessi, sarebbe troppo difficile separarmi da loro quando arriva il momento. È un po’ come un cane che si morde la coda: l’affetto è bello, ma può diventare un ostacolo al lavoro».
Quindi, come gestisce questo conflitto tra l’affetto per gli animali e la necessità di separarvene?
« È difficile, lo ammetto. Ma alla fine, devo accettare che fa parte del mio lavoro. Quando arriva il momento, mi dico che è la loro ora e che devo lasciarli andare. È un dispiacere, ma è necessario».
In azienda avete recentemente introdotto innovazioni anche non strettamente legate al benessere animale?
« Sì, utilizziamo le deiezioni di tutti i nostri animali per alimentare un impianto di biogas. Il biogas prodotto viene trasformato in metano, che alimenta un motore collegato a un trasformatore. Questo sistema ci permette di produrre circa 300 kilowattora di corrente. L’energia prodotta viene immessa nella rete elettrica. In questo modo, contribuiamo alla produzione di energia pulita, valorizzando uno scarto che altrimenti andrebbe smaltito».

Il motore dell’impianto di biogas
E cosa fate con il digestato, il residuo del processo di produzione del biogas?
«Lo utilizziamo come fertilizzante per i nostri campi. Abbiamo notato che, dopo il trattamento nel biogas, il liquame acquisisce un valore maggiore in termini di sostanze nutritive per il terreno. Questo ci permette di ridurre l’utilizzo di fertilizzanti chimici».
Raffaella Costa