Il 17 gennaio 1945 muore nel campo di concentramento di Hersbruck, in Germania, Teresio Olivelli, figura luminosa della Resistenza cattolica italiana poi elevato agli onori degli altari. La sua morte, avvenuta per proteggere con il proprio corpo un giovane prigioniero ucraino dalle brutali percosse di un kapò, rappresenta l’ultimo atto di una vita spesa al servizio degli altri.
Nato a Bellagio (Como) nel 1916 e formatosi tra Mortara e Vigevano, Olivelli si era distinto fin dagli studi universitari a Pavia per la brillante intelligenza e il profondo impegno cristiano. Laureato in giurisprudenza nel 1938, aveva inizialmente aderito al fascismo cercando di conciliarlo con i valori evangelici, illusione da cui si sarebbe poi definitivamente distaccato dopo l’esperienza della campagna di Russia come ufficiale degli alpini.
Arrestato dai nazisti il 27 aprile 1944 a Milano per la sua attività nella Resistenza cattolica – era tra l’altro fondatore del giornale clandestino “Il Ribelle” – Olivelli aveva attraversato l’inferno di diversi campi di concentramento: San Vittore, Fossoli, Gries-Bolzano, Flossenburg e infine Hersbruck. In quest’ultimo campo, nonostante le terribili condizioni di prigionia, si era distinto per la sua instancabile opera di assistenza ai compagni, condividendo il poco cibo che riceveva e offrendo conforto spirituale, al punto da essere ricordato da molti sopravvissuti come loro salvatore.
Nel dicembre 1944, ormai stremato, aveva assistito negli ultimi istanti di vita il Beato Odoardo Focherini. Poche settimane dopo, il suo sacrificio finale suggellava una vita di dedizione agli altri. Il suo corpo fu cremato nel forno di Hersbruck, ma la sua testimonianza cristiana continua a vivere: beatificato il 3 febbraio 2018 nella sua Vigevano, Teresio Olivelli resta un esempio luminoso di come la fede possa tradursi in servizio eroico verso il prossimo fino all’estremo sacrificio.