Oggi a Pavia, sorge un’istituzione che da secoli è sinonimo di cura e umanità: l’ospedale San Matteo. Ma pochi conoscono le umili origini di questo colosso della medicina italiana.
Era proprio un giorno come questo, il 29 dicembre del 1448, che un gruppo di laici, guidati dalla visione del frate domenicano Domenico da Catalogna, posero le basi per un nuovo concetto di ospedale. Ispirandosi ai modelli fiorentini e senesi, decisero di dedicare questa struttura esclusivamente ai malati affetti da patologie curabili, con l’obiettivo di restituirli alla salute.
La scelta della sede fu tutt’altro che casuale: l’ex priorato di San Matteo, con i suoi edifici maestosi, offriva lo spazio ideale per realizzare questo ambizioso progetto. La posa della prima pietra, avvenuta il 29 giugno 1449, segnò l’inizio di un’opera che sarebbe diventata un punto di riferimento per tutta la regione, e non solo.
L’architettura dell’ospedale, a forma di croce, rifletteva la profonda convinzione che la cura del corpo e quella dell’anima dovessero procedere di pari passo. Al centro della crociera, infatti, sorgeva un altare che permetteva ai malati di assistere alle funzioni religiose direttamente dai loro letti, un’usanza profondamente radicata nel Medioevo.
Il 23 giugno 1456, dopo anni di lavori frenetici, l’ospedale aprì finalmente le sue porte, accogliendo il primo paziente nell’infermeria maschile. La realizzazione dell’infermeria femminile richiese invece tempi più lunghi, ma l’istituzione era ormai avviata sulla strada di una lunga e gloriosa storia.
Oggi, l’ospedale San Matteo è un polo d’eccellenza nella ricerca medica e nell’assistenza ai pazienti, ma non dimentica le sue umili origini. Le aule del Quattrocento, Forlanini e Disegno, che un tempo ospitavano i malati, sono oggi luoghi di studio e di formazione, a testimonianza di un legame indissolubile tra passato e presente.